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Sunt enim illi Veteres, qui ornare nondum poterant quae dicebant, omnes prope praeclare locuti: quorum sermone assuefacti qui erunt, ne cupientes quidem poterunt loqui, nisi Latine. Neque tamen erit utendum verbis iis, quibus jam consuetudo nostra non utitur, nisi quando ornandi causa parce, quod ostendam : sed usitatis ita poterit uti, lectissimis ut utatur, is, qui in veteribus erit scriptis studiose et multum volutatus.

CICER. de Orat. lib. 3, cap. 10.

LENO

NEW YO

A' LETTORI

Quanto

uanto può per quest' Opera desiderarsi così rispetto all' origine ed al progresso, come alla forma e alle proprietà del nostro Idioma, avrassi in aggiunta all' Opera secondochè fu proposto nell' annunziarla, Qui dee soltanto sommariamente avvertirsi ciò che risguarda i Poeti ne'due Volumi raccolti. Sono essi i padri di nostra lingua, quelli che il primo secolo ne compongono, e le cui rime partitamente non possono in un volume di qualche ampiezza ordinarsi. Succedonsi per età, come furono dal Crescimbeni e dal Quadrio principalmente disposti, rettificatone però gli errori co' lumi sparsi da miglior critica sopra gl' ingegni de' secoli più tenebrosi d'Italia. Quindi non solo secondo le osservazioni del dottissimo Abate Fiacchi dalla metà trasportammo al declinare del secolo Gianni Alfani e Francesco Ismera; ma n' escludemmo le rime é di Ubatoio Dal Cervo e di Frate Elia contraddette da

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