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e note ancora s'incontrano assai fre quenti ne' Codici Vaticani: le quali noi trascrivemmo assortite, segnando queste C. V.; quelle indicando con le iniziali degli Scrittori, cui spettano. Ad accertarne l' età dentro il secolo decimo terzo basta l'autorità del Salvini, che innanzi al Codice da lui trascritto affermò l'antico Testo essere certamente scritto nel mille dugento, cioè avanti al mille trecento. Vero è che alcuni ve ne abbiam posti, che a sei però non aggiungono, i quali attinsero di qualch' anno il secolo decimo quarto. Ma non dee porsi, come è costume del Crescimbeni, il fiorire d'uno Scrittore nel punto in ch'egli cessa di vivere; sì bene in quello, in cui venne a celebrità, spezialmente se lunga età lo condusse sino all'estrema vecchiezza. Ci siam giovati de' Codici secondo l'ammonizion del Salviati, di non attenersi mai totalmente a niuno, ma di coglierne da ciascuno il meglio che ne paresse: ed usando l'ortografia moderna, senza nuocere all' etimologie, abbiamo atteso principalmente a chiarire i sensi con ragionevole punteggiatura; lo che disse graziosamente il Salvini essere cortesia, ove con

iscritture manchevoli d'ogni segno non fosse necessità. Non sempre però ci av-. venne di risarcirne ogni sconcio, e per essere di giù spento il significato di assai vocaboli, come si dolsero gli Editori del Passavanti, e perchè molti ne offusca la breve ed aspra sintassi, e perchè l'uso di ordir canzoni, le quali scherzino nel diverso significato della medesima rima, or tutta una parola ed ora diversa, l'empie di motti inintelligibili, de' quali, al parer del Salvini, fontana è la vecchia ortografia senza segni. Nè vuol tacersene la più feconda sorgente, della qual tanto pur si doleva il Petrarca, l'ignoranza e la temerità de' Copisti. Ma qualor c'imbattemmo a storpj per niuna, cura sanabili, seppure non si volesse arditamente correggerli di fantasia, abbiam seguito il Biscioni, il qual nel Codice da lui copiato notò, ch'ove di tali autori non potè cogliere il sentimento, avea le parole poste quali si stavano per l'appunto nel Testo, lasciando ad altri la cura di trarne un qualche significato; lo che fu pure nel Codice di Rime Antiche ed avvertito ed usato da Pier Del Nero. Che se talung irritatone domandasse: a che dunque l' inu

tile suppellettile? risponderemo tranquilla. mente che vuol di questi Poeti dirsi ciò che il Salvini de' Provenzali asserì, cioè che non ostante la difficoltà, e in alcuni Autori impossibilità d'intendere le rime loro, sarebbe cosa utilissima per le origini e proprietà della nostra Lingua dargli fuori tali quali egli sono, con farvi attorno quell' osservazioni che si potessero. Ognuno intanto, istruito della necessità che ne stringe a purgare il nostro Idioma d'ogni meschianza straniera,vedrà che il meglio che a ciò ne giovi gli è certo addimesticarsi con quegli Autori, che nel frastuono di accenti barbari e nel disordine d'ogni civil disciplina foggiarono cotal lingua, per cui l'Italia potè di corto a grand' agio non invidiare al Lazio la gravità de' numeri e contrastare alla Grecia il pregio dell' ar

monia.

RIME ANTICHE

DI VINCENZO DETTO CIULLO

D'ALCAMO

Impressa in forma assolutamente inintelligibile, e tronca

di assai versi, dall' Allacci .

AMANTE E

MADONNA

AM.

Rosa

1

Losa fresca aulentissima,

Ch' appari in ver l'estate,
Le donne te disiano

Pulzelle e maritate:

Traemi d'este focora,

Se t'este a bolontate;

Perchè non aio abento notte e dia
Pensando pur di voi, Madonna mia.

MAD.

Se di meve trabagliati,

Follia lo ti fa fare.

Lo mar potresti arrompere

Avanti a semenare 2

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L'abete d'esto secolo

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Anno

1197

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